martedì 3 ottobre 2017

Il Consultorio dei diritti MIF: un impegno gratuito

PH @doroteaZanca
Se si cerca la felicità in sé stessa  non si trova,
ma se ci si dedica agli altri,
la felicità compare lungo la strada

J.S. Miller

Da giorni girava in internet un video di Sinead O'Connor (nota cantante irlandese, con problemi di salute mentale, sola, disperata, abbandonata). Non so perchè ma ogni volta che mi si presentava andavo sempre oltre, non ce la facevo a leggerlo, mi faceva troppa pena, urtava troppo la mia sensibilità.

Poi una sera ho assistito alla rappresentazione di una commedia di teatro amatoriale messa in scena da un'associazione (“Non più soli” si chiama) che coinvolge ragazzi e ragazze disabili, che insieme a genitori, amici, recitano ognuno con tanta tanta dignità, ognuno per quel che può e anche oltre.

Tra il primo ed il secondo tempo mi sono ritrovata a parlare con un'amica del volontariato e di quanto bene possa fare, del consultorio dei diritti MIF, del fatto che diamo voce, ma anche ascolto a chi si presenta, gratuitamente, con entusiasmo e voglia di dare risposte chiare, e semplici, del blog, del libro che pubblicheremo e soprattutto di quante persone hanno bisogno di sostegno giuridico, pedagogico, psicologico, persone che non sanno a chi rivolgersi, e vengono speranzose, a volte scettiche, dalle tante risposte e informazioni non ricevute.

Non so se c'è un nesso tra la vista dello spettacolo e la conversazione con la mia amica, ma il giorno dopo mi sono imposta di vedere il video su internet, non sono riuscita a seguire il discorso, capisco poco l'inglese, ma non c'era bisogno di capire le parole per comprendere la profonda solitudine, la sofferenza, la disperazione che urlavano le lacrime negli occhi della donna.



Non sono riuscita ad arrivare alla fine, non reggo la violenza in genere, soprattutto quella perpetrata ai danni di donne e bambini e bambine.

L'espressione del volto, le lacrime, la disperazione di quella donna mi hanno riportato indietro nel tempo, alla mia infanzia, al grido di aiuto, alle urla disperate e inascoltate di due mie vicine di casa, picchiate e maltrattate una da un marito alcolizzato, l'altra dal marito-padrone-folle violento. 


Mi ricordo le urla della prima e i pianti dei suoi bambini, io ero li disperata perchè non riuscivo a fare niente. Pregavo mia madre di chiamare i carabinieri di intervenire in qualche modo ma lei mi rispondeva che sarebbe intervenuta volentieri ma purtroppo era meglio farsi i fatti propri, che i fratelli e I familiari sapevano, e poi anche i carabinieri ogni tanto venivano, lo facevano salire in macchina parlavano per un pò e se ne andavano, dopo un pò di tempo tutto come prima. Quando il marito usciva, lei dietro ai figli suggeriva “Papà torna presto, ti vogliamo bene.

La signora ogni tanto parlava con mia madre che le chiedeva del perchè continuasse a starci insieme e lei rispondeva che il marito era un angelo, era l'alcool che lo trasformava, e per questo educava i figli così. Io continuavo a non capire, impotente. La seconda vicina era una simpatica signora piccolina di statura, con tanti figli, un marito amabile e cordiale con i vicini, con la moglie no, non ho mai capito perchè, ogni tanto sentivamo la signora piangere, inveire contro il marito, chiedere aiuto, capivamo che il marito l'aveva chiusa dentro un piccolo magazzino davanti casa.

Chiedevo a mia madre di intervenire ma anche lei provata dalla sua impotenza mi dava la stessa risposta “lei ha i figli, alcuni grandi, e non fanno nulla, o forse non possono, e poi non sappiamo quale reazione violenta può avere il marito anche contro di noi”. Mia madre mi consolava dicendo che presto l'avrebbe liberata che era ingiusto vedere soffrire e non poter intervenire ma che era meglio “farsi i fatti propri”. Io ricordo la mia sofferenza la mia rabbia, la mia impotenza, volevo intervenire fare la mia parte, volevo andare dalle due signore e liberarle, parlare urlare ai mariti che non era giusto quel che facevano, confortare i bambini, portarli a casa mia toglierli da quell'inferno, porre fine a quelle ingiustizie, volevo fare la mia parte, e mi sentivo come quel bambino che mentre tutti scappano perchè arriva l'orco lui torna indietro armato di una piccola forchettina e quando gli chiedono dove sta andando lui dice “ io vado a sconfiggere l'orco”.

I volontari del Consultorio dei Diritti MIF
da sx: Federica Gennario, Vincenzo D'Amico
e Carmelina Vaccaro
La sera prima la mia amica mi aveva chiesto del perchè un servizio così importante e utile come quello che offriamo al consultorio MIF è assolutamente volontario e gratuito, non è la prima volta che mi/ci viene posta questa domanda, tra l'incredulo, il meravigliato e il compiaciuto. Non le ho risposto ma mi sono limitata ad indicare i ragazzi, i genitori e i volontari dell'associazione “non più soli”, “in effetti l'entusiasmo, la gioia, la dignità data ad ognuno di quei ragazzi è impagabile”, mi ha detto.

Un altro ricordo mi affiorava mentre parlavo con la mia amica, un episodio raccontatomi da uno dei fratelli di mio padre: anni '30, anni di fame e di povertà. Mio zio stava davanti alla porta di casa con mio nonno, poteva avere 7/8 anni aveva avuto da mia nonna un pezzetto di pane forse con un pò di formaggio, si apprestava a mangiarlo. Li vicino un ragazzino lo guardava evidentemente con tanta fame e desideroso di quel pezzetto di pane. Mio nonno “dai il pane a quel bambino”, mio zio tenta una leggera protesta (allora si obbediva senza protestare) ma suo malgrado dà il pane al ragazzino che lo prende e subito lo mangia. Mio zio non poteva crederci, “mi veniva da piangere” diceva “non potevo tornare dalla nonna per un altro pezzo di pane, già io lo avevo avuto, erano tempi di fame quelli”, dopo che il bambino ebbe finito di mangiare, mio nonno rivolto a mio zio “ vai dalla mamma e ti fai dare un altro pò di pane”.

Questo episodio mi ha sempre emozionato mi ha fatto sempre riflettere sul valore della generosità senza aspettarsi niente in cambio, della gratuità come dono all'altro, senza se e senza ma, come dire fai bene e scordatelo!

Il volontariato senza compenso, l'impegno senza ritorno economico, il servizio gratuito non si fa per la gratificazione personale, nè per conquistare il posto in paradiso, nè per sentirsi dire “grazie” e “quanto siete bravi”, ma per reagire alle ingiustizie , per trovare soluzioni ai problemi, per fornire risposte concrete ad esigenze reali, per ascoltare domande che non hanno trovato risposte, per dare una speranza a chi sembra non averne, per dare voce a tutte quelle persone (di cui parla Sinead  O' Connor) abbandonate, sole, disperate, e perchè gli ultimi siano non più soli.


Per creare buone prassi che potrebbero/diventare servizi. Perchè è bello e riempie il cuore vedere spuntare il sorriso e la speranza negli occhi delle persone che si sentono accolte e ascoltate, comprese. E così Con l'azione sinergica tra i vari professionisti che operano al MIF, trovano conforto e ascolto la signora stanca dei tanti problemi della sua vita che non riesce a trovare un posto gratuito dove rilassarsi, il signore che si sente preso in giro dai fratelli per l'eredità che va via con la determinazione di poterli affrontare e chiarire, il giovane signore immigrato che da 7 anni è in attesa del permesso di soggiorno che sente che la strada suggerita è quella percorribile con fiducia, o il genitore che si vede consigliato sul problema della minaccia che il tribunale gli sottragga i propri figli, che torna felice perchè probabilmente risolverà il problema, o ancora la signora che ha interrotto i cottatti con il professionista a cui deve saldare il conto perchè ritiene che il lavoro svolto non è consono alle aspettative che trova il coraggio di affrontare il problema con una rinnovata fiducia..... Fiducia, ascolto, accoglienza, competenza.

L'azione senza compenso al MIF è la mia forchettina contro l'orco, è il fare la mia parte contro la violazione dei diritti delle persone, ed è anche la reazione alla rabbia data dall'impotenza, e impossibilità di intervenire, a quel “farsi i fatti propri” della mia infanzia.

Se stai vivendo, in famiglia, al lavoro, nella tua vita, momenti di solitudine, incomprensione o emarginazione ed hai bisogno di un supporto di base, contatta il CONSULTORIO DEI DIRITTI MIF, troverai un'equipe di professionisti che, gratuitamente, possono darti una mano. Prendi subito un appuntamento telefonicamente al 340 31 91 447 oppure compilando l'apposito FORM ONLINE...trovi tutto cliccando qui
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CARMELINA VACCAROFormatrice, Laurea in Pedagogia (UniPa), Master In “Lifelong Learning- teoria e prassi dell'educazione degli adulti” (UniRoma 3), specializzata in psicomotricità, Volontaria.
Attualmente operatore specializzato servizio Assistente alla comunicazione presso scuole dei  Comuni di Palermo e Bagheria. Ha lavorato per circa un trentennio in centri di riabilitazione per minori disabili come psicomotricista.
Da sempre interessata al sociale e alla formazione  ha fatto parte della cooperativa teatrale socio culturale “I Sicaliani” , e in seguito ha contribuito alla nascita dell'associazione Arciragazzi  Palermo, della quale è stata vicepresidente dal 1991 al 1997. Ha gestito corsi di formazione, nel territorio nazionale per Arci ed  Arciragazzi, nelle scuole e  per  vari enti pubblici e privati.
Ha collaborato  con l'assessorato politiche sociali, ufficio minori della Regione Campania nella gestione di corsi per la formazione di operatori del volontariato e  terzo settore, inoltre ha contribuito come esperto coordinatore dei facilitatori, per la costituzione della “Prima  Consulta dei ragazzi e delle ragazze Campane”. Ha svolto volontariato nelle  realtà del disagio palermitano fino a coprire tutto l'arco dell'età evolutiva , dalle comunità 0-3 anni ( Ex IPAI, ) fino al IPM “Malaspina” di Palermo (14 -21 anni). 

lunedì 2 ottobre 2017

FIBROMIALGIA: cos'è e a chi rivolgersi

Da qualche giorno, una star internazionale ha spostato i riflettori dalle sue spettacolari performances alla sua malattia.

È Lady Gaga, che ha dovuto annullare i suoi concerti per via degli insopportabili dolori in tutto il corpo.  Questo è l’effetto della fibromialgia, una sindrome che corrode la persona con un dolore perenne e che colpisce soprattutto la popolazione femminile. Attenzione…soprattutto, ma non soltanto. 


“La sindrome fibromialgica è una forma comune di dolore muscolo-scheletrico diffuso e di affaticamento (astenia)” . Questi sono i sintomi più diffusi:
• disturbi del sonno
 • mal di testa
• sensazione di stanchezza (astenia)
• rigidità mattutina (specie al collo e alle spalle)
• colon irritabile (stipsi e/o diarrea)
• parestesie (costituite da formicolii e sensazioni simili a punture)
• bruciore a urinare
• sensazione di gonfiore alle mani
• dolori al torace
• difficoltà di concentrazione
• disturbi della sfera affettiva (ansia e/o depressione)


Si studia ancora sulle cause e le cure di questa malattia che in sé comprende diversi aspetti e che spesso è difficile da diagnosticare. Solo negli ultimi dieci anni, infatti, si è arrivati dimostrare che certi sintomi e la sensibilità al dolore di alcune aree, chiamate tender points, sono tipici dei pazienti affetti da sindrome fibromialgica. 


La certezza della diagnosi, per alcuni, ha costituito paradossalmente una conquista poiché prima, molti raccontano, venivano tacciati di essere malati immaginari, dal momento che nessuno attribuiva loro una patologia specifica, e medici e familiari dialogavano con pazienti non riconosciuti come tali.

Ancora oggi, la sindrome, detta anche di Atlante, è poco nota, nonostante da qualche giorno potrebbe essere stata una delle parole più cercate su Google visto il risalto dato da Lady Gaga. 


Ciò che è importante è la divulgazione, poiché molte persone soffrono di “dolori” e spesso non sanno che nome dare ad essi e probabilmente non sanno qual è la variabile che li accresce o no; forse non sanno comunicarlo ai familiari o forse questi sono increduli nel vedere che la persona riesce a fare e “strafare” tutto pur dichiarando di soffrire.

Già, perché un altro aspetto della sindrome è il grado di accettazione, da parte del fibromialgico e del suo contesto familiare. Accettare significa riconoscere che il proprio corpo ha superato un confine di sopportazione e richiama attenzione attraverso il dolore cronico; significa fermarsi e ascoltarsi; significa anche prendersi più cura di sé consentendosi di dire a se stessi e agli altri “No, questo adesso non lo posso fare” e, quindi, poter chiedere aiuto.  


Esiste, per questo, una grande associazione, AISF-ONLUS (Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica) che supporta i malati nel difficile rapporto con la famiglia e con sé stessi, ma anche nel percorso di ricerca di un centro reumatologico di riferimento e nell'affrontare il complesso iter terapeutico. È costituita da pazienti, da medici e da consulenti che ogni giorno lavorano per divulgare, ricercare, dare sollievo e assistenza ai soci e lottare per il riconoscimento di questa sordida malattia.

AISF presente in tutta Italia, anche nella nostra città con la sezione Bagheria-Palermo. Di seguito i recapiti della referente: Giuseppina Fabio – Cell. 327 7964486, email: aisfbagheria@libero.it, giusy.fabio.1974@gmail.com

Nell'ottica multidisciplinare del CONSULTORIO DEI DIRITTI MIF abbiamo chiesto alla Farmacista Valentina Provenzano di approfondire l'aspetto scientifico della FIBROMIALGIA, per leggere l'articolo clicca qui

Anche a te capita di vivere momenti in cui senti che il tuo corpo proprio non ce la fa più? vorresti chiedere aiuto ma non sai a chi rivolgerti? magari hai paura di trovare persone che vogliono guadagnare sulle tue sofferenze? 

Forse non lo sai ma a Palermo esiste il Consultorio dei diritti M.I.F, un'equipe di professionisti (educatori, mediatori familiari, pedagogisti, psicologi, counselor, naturopati, farmacisti) che possono fornirti consulenza gratuita di base e un orientamento qualificato in caso di situazioni di forte disagio fisico o psichico, nella vita quotidiana, o quando qualche tuo diritto pensi non sia garantito. Puoi subito segnalare una problematica attraverso un apposito form online (clicca qui) , e, tutti i giovedì, potrai venirci a trovare tutti i giovedì dalle 15,30 alle 18,30 presso la sede del Garante dell'Infanzia, in via Catania 146 a Palermo.

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FEDERICA MARCIANTI - Sperimentatrice di se stessa, ha sempre cercato di variare le esperienze durante il suo percorso, mantenendo, però, un unico comune denominatore: il desiderio di conoscere, dentro e fuori dall'Italia, per integrare, di volta in volta, tutti i tasselli nella sua crescita personale e professionale. Specializzata in Filologia moderna, durante l’università ha deciso di ripristinare una sua antica passione: le relazioni d'aiuto.

E' diventata infatti Professional Counselor di Gestalt integrata presso la scuola SiPGI di Trapani. Durante la sua formazione ha lavorato con gli adolescenti in sportelli di ascolto e laboratori in classe, e in percorsi di counseling da lei creati per persone affette da fibromialgia. Crede che la consapevolezza di sé è una delle cose più difficili, ma più importanti da raggiungere nella vita e può essere fatto solo percorrendo la strada dell’empatia e di un’affettività più sana.

Come si cura la fibromialgia?

Alla luce della complessità della patologia, l’approccio terapeutico è altrettanto variegato. Si combina la terapia farmacologica con programmi di esercizi fisici per ridurre la tensione muscolare. Qualsiasi terapia viene somministrata rigorosamente su indicazione di uno specialista.

In generale, al paziente fibromialgico per ridurre il dolore si somministrano farmaci antinfiammatori a basse dosi o analgesici centrali. I cortisonici, invece sono inefficaci e dovrebbero essere evitati per i loro potenziali effetti collaterali. 


Ad essi vengono affiancati medicinali finalizzati alla regolarizzazione del sonno e al rilassamento muscolare, sempre sotto indicazione del medico che valuterà il caso singolo. Questi farmaci comprendono gli antidepressivi triciclici e gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) ed altri farmaci ad azione prevalentemente miorilassante ma simili strutturalmente agli antidepressivi.

Sebbene questi farmaci abbiano come principale indicazione la depressione, essi vengono abitualmente prescritti ai pazienti affetti da fibromialgia a bassi dosaggi, di solito prima di andare a letto. Nei pazienti fibromialgici, questi farmaci sono principalmente utilizzati per lenire il dolore, rilassare i muscoli e migliorare la qualità del sonno piuttosto che per il loro effetto antidepressivo. Sebbene molti pazienti dormano meglio e abbiano meno fastidi quando assumono questi farmaci, il miglioramento varia molto da persona a persona.

In aggiunta, i farmaci hanno effetti collaterali come sonnolenza diurna, costipazione, bocca asciutta e aumento dell’appetito. Gli effetti collaterali sono raramente severi, ma possono essere disturbanti. È quindi consigliabile limitarne l’uso. Si è osservato che le attività aerobiche aiutano chi soffre della sindrome fibromialgica: aumentano il senso di benessere e riducono l’intensità del dolore.

Gli esperti consigliano di partire da programmi di allenamento anche a bassa intensità, ma prolungati nel tempo affinché sia possibile osservare i risultati e coglierne i benefici. Attività aerobica a basso o nullo impatto, come camminare, andare in bicicletta, nuotare o fare esercizi in acqua sono generalmente il modo migliore di iniziare un programma di esercizi. 


Occorre allenarsi regolarmente, ad esempio a giorni alterni, aumentando gradualmente l’attività fisica per raggiungere un migliore livello di forma fisica. Importante è stirare gentilmente i propri muscoli (stretching) e muovere le articolazioni attraverso un’adeguata mobilizzazione articolare giornalmente e prima e dopo gli esercizi aerobici. È utile inoltre consultare un terapista della riabilitazione che aiuti a stabilire uno specifico programma di esercizi per migliorare la postura, la flessibilità e la forma fisica.

Infatti, eccedere con l’attività fisica oppure non calibrare in maniera attenta l’allenamento sulle proprie esigenze può aumentare il rischio di infortuni. Proprio per questo motivo, può essere utile sottoscrivere una polizza assicurativa fisioterapica che può aiutare a sostenere le spese della terapia riabilitativa.

Infatti, è prevista la copertura dei trattamenti fisioterapici a fini riabilitativi, sconti presso le strutture convenzionate con UniSalute e un servizio di consulenza telefonica personalizzata. 


Oltre all’approccio farmacologico non si deve sottovalutare l’approccio terapeutico multimodale. Esso prevede:

• Educazione del paziente
• Descrizione delle caratteristiche della malattia
• Descrizione del programma terapeutico
• Modificazioni delle abitudini di vita che potrebbero determinare e/o perpetuare la sintomatologia fibromialgica
• Programmazione di un’attività fisica moderata ma continuativa
• Supporto psicologico e/o psichiatrico, se necessario
• Terapia farmacologica e/o riabilitativa di sviluppo

Infine possono essere prese in considerazione terapie alternative o cosiddette non convenzionali, quali integratori o trattamenti non farmacologici (biofeed-back, agopuntura, ginnastica dolce, yoga) che possono avere effetti positivi sui sintomi del paziente.

Nell'ottica multidisciplinare del CONSULTORIO DEI DIRITTI MIF la Coulselor Federica Marcianti introduce la tematica legata alla FIBROMIALGIA,  per leggere l'articolo clicca qui


Anche a te capita di vivere momenti in cui senti che il tuo corpo proprio non ce la fa più? vorresti chiedere aiuto ma non sai a chi rivolgerti? magari hai paura di trovare persone che vogliono guadagnare sulle tue sofferenze?

Forse non lo sai ma a Palermo esiste il Consultorio dei diritti M.I.F, un'equipe di professionisti (educatori, mediatori familiari, pedagogisti, psicologi, counselor, naturopati, farmacisti) che possono fornirti consulenza gratuita di base e un orientamento qualificato in caso di situazioni di forte disagio fisico o psichico, nella vita quotidiana, o quando qualche tuo diritto pensi non sia garantito. Puoi subito segnalare una problematica attraverso un apposito form online (clicca qui) , e, tutti i giovedì, potrai venirci a trovare tutti i giovedì dalle 15,30 alle 18,30 presso la sede del Garante dell'Infanzia, in via Catania 146 a Palermo.
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VALENTINA PROVENZANO - E’ una farmacista iscritta all’ordine di Palermo. Laureata nel 2012 presso l’ Università degli studi di Palermo presentando una tesi sperimentale su nuovi derivati antitumorali. 
Attualmente collabora con un team di oncologi in clinica privata.
Ha lavorato in farmacia e parafarmacia distinguendosi per professionalità, competenza, gentilezza e disponibilità, riuscendo a creare un ottimo rapporto di fiducia, rispetto e fidelizzazione con i pazienti.
Amante della natura e degli animali, predilige lo sport all’aria aperta. E’ affascinata dalla luna e s’incanta davanti un tramonto che non riesce a non fotografare.
Sensibile, razionale, meticolosa, con buona capacità di ascolto e con uno spiccato senso di giustizia e del dovere , ha iniziato la sua avventura con il MIF di recente, attratta dalle iniziative e dallo scopo del consultorio, pronta a schierarsi con i più deboli in nome dell’ informazione semplice e accessibile a tutti.

Una Siciliana in Colombia: un viaggio alla scoperta di un popolo che sta rinascendo. Quarta puntata

Scorcio di Chalan
Quarta puntata (per le puntate precedenti clicca qui) del reportage della nostra volontaria LORY STRANO che sta raccontando la sua esperienza di siciliana in Colombia, un paese che sta vivendo un periodo di forti cambiamenti sociali ed economici a seguito dell'accordo firmato Il 24 novembre 2016 fra il governo colombiano e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), una formazione di stampo marxista attiva da più di cinquant’anni che ha messo fine, grazie anche alla determinazione del presidente Colombiano Juan Manuel Santos, ad un lunghissimo conflitto armato che ha provocato quasi 220 mila morti, migliaia di desaparecidos e  sfollati per un totale di otto milioni di vittime. 

Quel primo giorno nell’ex zona rossa segnò una fase. Los montes de Maria, una delle aree più colpite dal conflitto armato, da luogo dell’abbandono diventarono per me luogo dell’anima. Passavano i giorni e io continuavo a pensare a quella gente che avevo conosciuto, all'umiltà che li impregnava e alla grandezza delle loro battaglie.

Pensavo a me che non avevo mai osato in Sicilia elevarmi all'altezza dei miei sogni. Ossessionata dalla voglia di cambiare le cose e ammaliata dalla bellezza dell’isola, avevo fatto passare gli anni sognando senza agire abbastanza.


L’incontro con i colombiani che hanno vissuto il conflitto ha segnato una pagina importante, quella in cui non potevo più solo ascoltare e sentire ma dovevo agire e agire per me era scrivere.

Dopo qualche mese di permanenza all'università di Cartagena, raccolsi poche cose e attraversai in lungo e in largo Los montes de Maria, un tempo inaccessibili, attraversabili solo da incoscienti e tuttora visti come non raccomandabili.

Architettura tipica di LOS MONTES
Mi sono immersa in questa zona, inserita in un fluttuare tra una casa di fango, una non finita, fattorie e campi, come compagno il mio zaino e la mia voglia di raccontare le storie di chi ha abitato questi luoghi, di chi ha vagabondato, di chi continua nonostante tutto.

Storie come quelle di Liliana meritavano di essere raccontate, soprattutto se pensavo che il conflitto i colombiani l’avevano seguito in tv, nello scorrere di una indifferente routine quotidiana, solo che non era una leggera soap opera latinoamericana ma una lunga serie di orrori e atrocità cosi lontane da sembrare accadere in qualsiasi altra parte del mondo.

Ma stava accadendo li, nel cuore della Colombia, tra le foreste più belle, tra le zone più produttive, tra contadini disperati.

L’idea di una rivoluzione armata contro latifondisti e corruzione, ispirata alla cubana, ha travolto tantissimi colombiani, arruolati con la forza degli ideali, dell’istinto di sopravvivenza o semplicemente con la forza. Liliana mi raccontò che la sorella era scappata con la guerrilla di notte, la propaganda l’aveva convinta che quella fosse la soluzione.


Da quel momento non la vide più eccetto un pomeriggio, passò per le vie del villaggio, con l’uniforme, l’arma, lo sguardo serio e basso. La madre le corse incontrò supplicandola di tenersi lontana dai combattimenti. Quella fu l’ultima volta che la videro.


La perdita di familiari e amici era all'ordine del giorno. 


Interi villaggi erano vittime dell’ordine ribelle e della violenza. Una spirale senza fine che teneva in ostaggio gli abitanti di queste zone rurali.

Le dinamiche erano sempre diverse, ogni famiglia ha una storia. Chi è stato vittima di estorsione, chi dell’arruolamento forzato, chi della lucida follia di ufficiali e paramilitari. Chi della cruda messa in scena del potere.


Il villaggio della mia amica S.
Un’amica S. Mi raccontò di quando nella piazzetta davanti casa, alcuni guerrilleros chiamarono tutti alla riunione cittadina che periodicamente si svolgeva e alla quale era impossibile sottrarsi. Li davanti a bambini e bambine mostrarono la testa di un prete che si era opposto allo stato delle cose. Lei chiese perchè ed il guerrillero rispose che si fa cosi con gli alberi che ti sbarrano la strada nel bosco.

L’ordine delle cose non cambiava se i villaggi erano ostaggi dei paramilitari. La violenza ha sempre lo stesso colore che sia di destra o di sinistra. Tra Rapimenti, estorsioni, massacri, intimidazioni, la gente ha continuato a vivere, resistere mentre nessuno li chiamava più per nome, viaggiavano solo tra etichette, guerrillero, paramilitare, spia.

“Eravamo come uno scudo, mi dice J. Giovane studente di filosofia, tra le loro pallottole che volavano c’erano le nostre teste. Tra i loro scontri, le nostre notti in bianco. Tra i loro coprifuoco scorreva il miglior tempo della nostra vita. Un’infanzia passata sotto il letto, aspettando notti più serene”.


Vuoi leggere le parti precedenti di questo articolo di Lorenza Strano? clicca qui
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LORENZA STRANO - Appassionata di giornalismo e viaggi, instancabile volontaria per diverse associazioni e organizzazioni locali e internazionali, Lory Strano si è lanciata dopo la triennale in comunicazione nel mondo della cooperazione internazionale. Nel 2016, anno di conseguimento della laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo, è passata dal lavorare per una Ong ambientalista in Spagna a fare la ricercatrice per una università in Sud America. L’ultima tappa è stata la Colombia,  da dove racconta l’esperienza di una siciliana alle prese col mondo dei diritti umani in un paese lacerato dal conflitto e con tutte le carte in regole per fare la storia con il processo di pace. 

domenica 1 ottobre 2017

Tutela della salute nei posti di lavoro

Gestisci un’azienda o stai pensando di aprirla? Non mettere a rischio la tua salute e quella dei tuoi lavoratori. Prendi visione delle normative vigenti.

Il rispetto della normativa nell'ambito della tutela della salute sui luoghi di lavoro è condizione necessaria per evitare inutili rischi derivanti da piccoli incidenti che possono capitare quotidianamente durante l’orario di lavoro.

Per questo è necessario che ogni azienda sia preparata e disponga di un kit di pronto soccorso con un contenuto idoneo all'attività svolta.

Innanzitutto individua il gruppo di cui fa parte la tua azienda.

Le aziende ovvero le unità produttive sono classificate, tenuto conto della tipologia di attività svolta, del numero dei lavoratori occupati e dei fattori di rischio, in tre gruppi (D.M. 15 Luglio 2003, n. 388):

GRUPPO A:

I) Aziende o unità produttive con attività  industriali, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari, aziende estrattive ed altre attività minerarie, lavori in sotterraneo, aziende per la fabbricazione di esplosivi, polveri e munizioni;

II) Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori appartenenti o riconducibili ai gruppi tariffari INAIL con indice infortunistico di inabilità permanente superiore a quattro, quali desumibili dalle statistiche nazionali INAIL relative al triennio precedente ed aggiornate al 31 dicembre di ciascun anno. Le predette statistiche nazionali INAIL sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale;

III) Aziende o unita’ produttive con oltre cinque lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell’agricoltura.

GRUPPO B:

aziende o unita’ produttive con tre o più lavoratori che non rientrano nel gruppo A.

GRUPPO C:

aziende o unità produttive con meno di tre lavoratori che non rientrano nel gruppo

Il datore di lavoro, sentito il medico competente, ove previsto, identifica la categoria di appartenenza della propria azienda od unità produttiva e, solo nel caso appartenga al gruppo A, la comunica all'Azienda Sanitaria Locale competente sul territorio in cui si svolge l'attività lavorativa, per la predisposizione degli interventi di emergenza del caso. Se l’azienda o unità produttiva svolge attività  lavorative comprese in gruppi diversi, il datore di lavoro deve riferirsi all'attività  con indice più elevato.

Adesso che hai individuato il gruppo di appartenenza puoi avere un quadro della tipologia di cassetta pronto soccorso da tenere a disposizione, delle ulteriori disposizioni per l’attivazione del sistema di emergenza e per definire un piano organizzato di primo soccorso e le procedure di comportamento da adottare.

Organizzazione di pronto soccorso

Dotazione minima Cassetta Pronto Soccorso (SCHEMA 1)
1. Nelle aziende o unità produttive di gruppo A e di gruppo B, il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:

a) cassetta di pronto soccorso, tenuta presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodita in un luogo facilmente accessibile ed individuabile con segnaletica appropriata, contenente la dotazione minima indicata (SCHEMA 1), da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro e su indicazione del medico competente, ove previsto, e del sistema di emergenza sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale, e della quale sia costantemente assicurata, la completezza ed il corretto stato d’uso dei presidi ivi contenuti;

b) un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.

2. Nelle aziende o unità produttive di gruppo C, il datore di lavoro deve garantire le seguenti attrezzature:

Contenuto minimo del pacchetto di medicazione (SCHEMA 2)
a) pacchetto di medicazione, tenuto presso ciascun luogo di lavoro, adeguatamente custodito e facilmente individuabile, contenente la dotazione minima indicata nello SCHEMA 2, da integrare sulla base dei rischi presenti nei luoghi di lavoro, della quale sia costantemente assicurata, in collaborazione con il medico competente, ove previsto, la completezza ed il corretto stato d’uso dei presidi ivi contenuti;

b) un mezzo di comunicazione idoneo ad attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale;

3. Il contenuto minimo della cassetta di pronto soccorso e del pacchetto di medicazione, di cui agli SCHEMI 1 e 2;

4. Nelle aziende o unità produttive di gruppo A, anche consorziate, il datore di lavoro, sentito il medico competente, quando previsto, oltre alle attrezzature, è tenuto a garantire il raccordo tra il sistema di pronto soccorso interno ed il sistema di emergenza sanitaria di cui al decreto del Presidente della Repubblica del 27 marzo 1992 e successive modifiche.

5. Nelle aziende o unità produttive che hanno lavoratori che prestano la propria attività in luoghi isolati, diversi dalla sede aziendale o unità produttiva, il datore di lavoro è tenuto a fornire loro il pacchetto di medicazione (SCHEMA 2) ed un mezzo di comunicazione idoneo per raccordarsi con l’azienda al fine di attivare rapidamente il sistema di emergenza del Servizio Sanitario Nazionale.

Infine ricorda che, il datore di lavoro è tenuto anche ad individuare, identificare, nominare e formare con apposito Corso gli Addetti al Primo Soccorso (16 ore per le aziende di gruppo A, 12 ore per le aziende di gruppo B e C) ed effettuare gli aggiornamenti obbligatori entro i tre anni dall'ultimo corso, nonché effettuare campagne di informazione periodiche a tutti i restanti lavoratori sui principi di primo soccorso e di gestione delle emergenze sanitarie e sulle procedure specifiche definite dall'azienda.

Ricorda, inoltre che tutte le cassette di Pronto Soccorso, una volta posizionate, devono essere continuamente mantenute in piena efficienza (sostituzione di materiali scaduti e/o sostituzione dei mancanti) e non abbandonate nel loro cantuccio!

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VALENTINA PROVENZANO - E’ una farmacista iscritta all’ordine di Palermo. Laureata nel 2012 presso l’ Università degli studi di Palermo presentando una tesi sperimentale su nuovi derivati antitumorali. 
Attualmente collabora con un team di oncologi in clinica privata.
Ha lavorato in farmacia e parafarmacia distinguendosi per professionalità, competenza, gentilezza e disponibilità, riuscendo a creare un ottimo rapporto di fiducia, rispetto e fidelizzazione con i pazienti.
Amante della natura e degli animali, predilige lo sport all’aria aperta. E’ affascinata dalla luna e s’incanta davanti un tramonto che non riesce a non fotografare.
Sensibile, razionale, meticolosa, con buona capacità di ascolto e con uno spiccato senso di giustizia e del dovere , ha iniziato la sua avventura con il MIF di recente, attratta dalle iniziative e dallo scopo del consultorio, pronta a schierarsi con i più deboli in nome dell’ informazione semplice e accessibile a tutti.

mercoledì 13 settembre 2017

Corso di formazione sul Colloquio motivazionale: prepara il terreno per un nuovo inizio

E.Co. Esperienza Counseling Onlus organizza un corso di formazione sul Colloquio Motivazionale, che si terrà a Palermo dal 6 all'8 ottobre 2017.

Si tratta di un corso rivolto a tutti i professionisti delle relazioni d’aiuto che ha l'obiettivo di cambiare la prospettiva dalla quale si accompagna chi è alle prese con decisioni legate al cambiamento. Un percorso intenso che aiuta a sviluppare da subito abilità per affrontare questo tipo di colloqui, con efficacia e gratificazione.

Il corso, che avrà la durata complessiva di 20 ore (suddivise in tre giornate 4h+8h+8h), è organizzato in collaborazione con l'Associazione Italiana Colloquio Motivazionale, il Consultorio dei diritti MIF con il patrocinio di AnCoRe Associazione Nazionale Consuelor Relazionali.  Il corso è inoltre accreditato dall'Ordine Professionale Assistenti Sociali Regione Sicilia con ID 21259 (19 crediti formativi e 1 credito deontologico).

Il formatore sarà Valerio Quercia, Assistente Sociale Specialista e formatore. Componente della rete mondiale dei formatori al colloquio motivazionale (MINT – Motivational interviewing Network of Trainer) ed instancabile, energico ed entusiasta promotore del Colloquio Motivazionale. In 15 anni ha formato centinaia di operatori da nord a sud d’Italia, tradotto e scritto diversi libri e articoli e partecipato, come relatore, ad eventi nazionali ed internazionali.

Durante le tre giornate si fornirà un adeguato inquadramento teorico, si svilupperanno abilità e strategie fondamentali per la pratica del colloquio motivazionale e si sperimenteranno alcune tecniche complesse.

La partecipazione alla tre giorni formativa ha un costo di 240,00€
Per i soci di E.CO. Onlus 170,00€ 
Per gli studenti (universitari o dei percorsi triennali in counseling) 180,00€ 
Per i soci AnCoRe, Consultorio dei diritti MIF e i gruppi di tre persone 210,00€ 

Verrà rilasciato attestato di partecipazione.
Il numero massimo di iscritti è 25

Per maggiori informazioni e prenotazioni inviare una mail a esperienzacounseling@gmail.com o contattare telefonicamente la Coordinatrice Alessandra Patti al 328 33 52 671

Maggiori dettagli e aggiornamenti li troverai su facebook (clicca qui)

Di seguito ecco il formatore VALERIO QUERCIA che introduce i concetti base del Colloquio Motivazionale.

SENZA REGOLE GLI ANTIBIOTICI NON FUNZIONANO

Fuori piove, la temperatura si abbassa, le giornate in cui anche il sospiro di chi ti siede accanto diventa brezzolina fresca, sembrano già lontane. L’autunno è alle porte e con esso i primi malanni di stagione. Deponiamo i costumi ed imbracciamo i fazzoletti!

Uno starnuto improvviso, seguito da una raffica di “etciù”,il naso che si congestiona, la gola che brucia e qualche linea di febbre, ed è subito allarme: sarà influenza!

Équipe di mamme, nonne, zie, sorelle e parenti fino alla settima generazione, amiche e vicine di casa si trasformano in medici plurispecializzati pronti a dispensare consigli, fornire diagnosi, prognosi e terapia. A suon di “è venuta pure a me… devi prendere la pillola per fare abbassare la febbre e l’antibiotico 2 volte al giorno e in 3 giorni sei guarito” ci ritroviamo in cura senza che un medico ci abbia mai visitato.

In realtà, non sempre i classici sintomi di un’infezione alle vie respiratorie sono correlate al virus influenzale (che in media colpisce solo il 5% degli italiani).

Ma se fosse davvero influenza o raffreddore?

Gli antibiotici sono farmaci usati per trattare o prevenire alcuni tipi di infezioni batteriche; agiscono uccidendo i batteri o impedendo loro di riprodursi e diffondersi.

Non esiste un solo tipo di antibiotico.

Per ogni batterio patogeno esistono uno o più antibiotici efficaci che, per la terapia, vengono scelti tenendo conto del tipo di malattia, dell’età e dello stato di salute del paziente.

Quindi non funzionano per tutto e per tutti. Non costituiscono l’unico e solo rimedio multifunzione!


Gli antibiotici non funzionano per le infezioni virali come raffreddore e influenza e non funzionano nemmeno per la maggior parte delle forme di tosse e mal di gola.

Per di più, molte infezioni batteriche lievi così come la maggior parte dei disturbi di origine virale migliorano e si risolvono spontaneamente, senza l’uso di antibiotici o antivirali, grazie al prezioso lavoro del nostro sistema immunitario.

Il modo migliore per curare il raffreddore, la tosse o il mal di gola è bere molto e riposarsi. Il farmacista può consigliare dei rimedi o dei farmaci senza ricetta per alleviare i sintomi o terapie alternative (anche fitoterapiche e/o omeopatiche) di prevenzione.

L’assunzione di antibiotici quando non è indispensabile favorisce l’insorgenza della cosiddetta resistenza batterica, ossia la capacità da parte dei microrganismi di difendersi da questi farmaci.

Prendere gli antibiotici quando non servono non solo è inutile, ma è anche controproducente, perché poi non funzioneranno quando ne avremo davvero bisogno, ad esempio un’infezione grave.

Prenderli quando non servono, inoltre, presenta il rischio di sviluppare effetti collaterali, ad esempio eruzioni cutanee, mal di stomaco o diarrea.

Pertanto gli antibiotici sono farmaci efficaci solo se vengono utilizzati correttamente: una assunzione “fai da te”, senza prescrizione e controllo medico, può causare più problemi che benefici.

La prescrizione di un antibiotico deve avvenire solo dopo un’attenta valutazione e diagnosi della situazione del paziente, solo ed esclusivamente da un medico.

Qualora sia necessaria una cura antibiotica, dobbiamo ricordarci di assumerli seguendo scrupolosamente la prescrizione medica. Il medico stabilisce la dose, non il paziente (aumentare la dose non velocizza la guarigione, anzi può risultare controproducente se non addirittura tossico e diminuire il dosaggio può invece far sì che il batterio impari a resistere contro quel tipo di antibiotico rendendo il farmaco inutile).

Inoltre se la terapia non viene completata (tanto ormai a nostro giudizio siamo guariti!), nell’organismo possono sopravvivere alcuni batteri, che diventano resistenti a quel farmaco.

In caso di dimenticanza di una dose si consiglia in genere di assumerla il prima possibile, continuando poi normalmente, a meno che non venga in mente in prossimità della dose successiva (non vanno quindi prese due dosi a distanza ravvicinata).

Non riutilizzate medicinali avanzati da una terapia precedente, se il vostro medico non ve li ha prescritti.

Ma, in sintesi, perché dovremmo preoccuparci della resistenza agli antibiotici?


Tutte le principali organizzazioni e società mediche mondiali stanno cercando di ridurre l’uso di antibiotici, in particolare per le condizioni non gravi; il ricorso smodato a queste molecole degli ultimi anni ha avuto come drammatica conseguenza una consistente riduzione della loro efficacia e la scoperta di dei primi “superbatteri”, in grado di resistere a QUALUNQUE tipo di antibiotico.

Essere colpiti da un’infezione causata da batteri resistenti significa che, nella migliore delle ipotesi, l’infezione può durare più a lungo e probabilmente sarà necessario il ricovero in ospedale. Anche i familiari potranno essere contagiati da batteri resistenti e sviluppare quindi a loro volta infezioni difficili da curare.

Senza un efficace supporto antibatterico per la prevenzione e il trattamento delle infezioni, alcune procedure mediche come il trapianto di organi, la chemioterapia, la gestione del diabete e la chirurgia maggiore (ad esempio parti cesarei o sostituzioni d’anca) diventano a rischio molto elevato.



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VALENTINA PROVENZANO - E’ una farmacista iscritta all’ordine di Palermo. Laureata nel 2012 presso l’ Università degli studi di Palermo presentando una tesi sperimentale su nuovi derivati antitumorali. 
Attualmente collabora con un team di oncologi in clinica privata.
Ha lavorato in farmacia e parafarmacia distinguendosi per professionalità, competenza, gentilezza e disponibilità, riuscendo a creare un ottimo rapporto di fiducia, rispetto e fidelizzazione con i pazienti.
Amante della natura e degli animali, predilige lo sport all’aria aperta. E’ affascinata dalla luna e s’incanta davanti un tramonto che non riesce a non fotografare.
Sensibile, razionale, meticolosa, con buona capacità di ascolto e con uno spiccato senso di giustizia e del dovere , ha iniziato la sua avventura con il MIF di recente, attratta dalle iniziative e dallo scopo del consultorio, pronta a schierarsi con i più deboli in nome dell’ informazione semplice e accessibile a tutti.