venerdì 10 novembre 2017

LAVORARE IN UNA SOCIETÀ MULTICULTURALE

foto di Dorotea Zanca
“Nel DNA del palermitano c’è quanto basta di arabo per farne un amante focoso e di spagnolo per farne un poeta fantasioso; furbo come un greco, capzioso come un bizantino, ladro come un normanno, ma sempre seducente come un siciliano” scrive  lo scrittore siciliano G. Basile.

Passeggio per le vie del centro storico della mia bella Palermo e un po’ per deformazione professionale e un po’ per curiosità mi fermo ad osservare le farmacie e provo ad immaginare come sarebbe lavorarci e la tipologia di clienti, o meglio pazienti, con cui dovrei confrontarmi e le problematiche che mi troverei a risolvere. Mi guardo attorno e oltre me, e i miei due amici a fianco, di un italiano nemmeno l’ombra. E’ un formicaio di turisti e cittadini originari di ogni parte del mondo. Ci addentriamo nei vicoli attratti dalla musica etnica e dai colori delle vesti dei nostri concittadini, dai molteplici suoni di lingue sconosciute, parlate in arabo, in spagnolo, da ritmi orientali che rimandano a souk e bazar.  

Un innumerevole insieme di comunità che insediatisi, hanno formato sottoborghi che costituiscono il tessuto sociale della città. Palermo è tornata ad essere la “capitale” multietnica e multiculturale di un tempo.

Qui, la signora chic e la sua lotta contro i segni del tempo, il signorotto facoltoso stressato dal troppo lavoro, il ragazzo con il borsone da cui esce la racchetta da tennis e il suo imminente bisogno di un ricostituente, o l’arzilla ottantenne di tutto punto vestita che allevia la solitudine con una bella chiacchierata al banco( non curante della fila che si accumula alle sue spalle!), lasciano spazio ad altre problematiche.

foto di Dorotea Zanca

La farmacia, in quanto presidio sanitario fondamentale delle cure primarie, e i suoi professionisti assumono un ruolo da protagonisti tra le figure sanitarie deputate alla prevenzione delle malattie, alla restituzione della salute, e alla cura delle patologie croniche. Occuparsi di sanità in una società multiculturale, pertanto, implica necessariamente un approccio trans-culturale che tenga conto dei diversi concetti di salute, prevenzione, malattia e morte presenti nelle varie culture. Senza questo presupposto qualunque approccio agli utenti immigrati è destinato a fallire.

Consideriamo che nella maggior parte dei paesi di provenienza dei migranti presenti nel nostro paese infatti, l’accesso ai servizi sanitari avviene solo in situazioni di bisogno acuto, nell’emergenza; i migranti sono per lo più culturalmente lontano dal concetto di prevenzione che implica il sottoporsi ad esami anche in condizioni di perfetto benessere o di assumere terapie croniche pur essendo asintomatici. Quando si rivolgono al medico o al farmacista  di solito hanno un bisogno immediato. Un po’ come facevano i nostri nonni e bisnonni!

L’approccio sanitario, dovendo necessariamente tener conto delle differenti concezioni della vita, del corpo, della salute, della malattia o della sessualità, deve tener sempre presenti molteplici elementi socio- culturali e antropologici, non potendosi più dare per scontata una comunanza nei criteri di giudizio tra l’operatore e il paziente.


La comunicazione diventa essenziale. Già, ma come comunicare? E cosa si aspetta un cittadino straniero da un professionista?

Innanzitutto immedesimiamoci. Ricordando di quando andiamo in vacanza in un paese straniero in cui non conosciamo la lingua e la prima preoccupazione è ottenere ciò di cui abbiamo bisogno senza essere fraintesi o imbrogliati. Rivolgiamoci con sorriso e sguardo accogliente, magari con un saluto in lingua. Cerchiamo di abbattere le barriere comunicative e linguistico-culturali. E’ necessario stabilire un rapporto di fiducia con atteggiamento d’apertura e acquisire nozioni di ordine psicologico, antropologico, etnologico, che consentono di inquadrare adeguatamente la persona che abbiamo di fronte, eliminando la visione del migrante untore, vettore di pestilenze. Liberiamoci dal concetto di “normalità civilizzata” (cit. G. Tomasi di Lampedusa) facendo intendere che gli “altri”, in quanto stranieri sono anormali e incivili.

La conoscenza delle varie culture, usi e costumi è fondamentale ed è ciò che  permette a tutti di essere efficienti ed efficaci nello svolgimento della propria professione. Sicuramente trasformare queste parole o propositi in fatti non sarà semplice ed immediato. A molti potrebbe apparire solo un volo pindarico!

Io, nel mio piccolo, ascoltando le interviste di alcuni mediatori culturali (Marocco, Cina, Senegal, Pakistan, Russia)  ho già qualche spunto per risolvere i problemi digestivi e intestinali dei musulmani in periodo di ramadan, per  fare educazione al corretto utilizzo dei farmaci ed informazione sulla posologia, per parlare, senza offendere, un cinese.

La comunicazione e la narrazione hanno una funzione terapeutica.

L’ approccio “narrativo” alla malattia (il racconto della vita e delle esperienze, l’attenzione alla storia e ai contesti sociali di provenienza) è un sistema per entrare in relazione e liberare i bisogni individuali legati alla condizione di migrante.

 “Il rispetto per la diversità fra le culture, la tolleranza, il dialogo e la cooperazione, in un clima di fiducia e la comprensione reciproca, costituiscono le migliori garanzie per la pace e la sicurezza internazionale

(UNESCO: dichiarazione su “identità, diversità e pluralismo”)
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VALENTINA PROVENZANO - E’ una farmacista iscritta all’ordine di Palermo. Laureata nel 2012 presso l’ Università degli studi di Palermo presentando una tesi sperimentale su nuovi derivati antitumorali. 
Attualmente collabora con un team di oncologi in clinica privata.
Ha lavorato in farmacia e parafarmacia distinguendosi per professionalità, competenza, gentilezza e disponibilità, riuscendo a creare un ottimo rapporto di fiducia, rispetto e fidelizzazione con i pazienti.
Amante della natura e degli animali, predilige lo sport all’aria aperta. E’ affascinata dalla luna e s’incanta davanti un tramonto che non riesce a non fotografare.
Sensibile, razionale, meticolosa, con buona capacità di ascolto e con uno spiccato senso di giustizia e del dovere , ha iniziato la sua avventura con il MIF di recente, attratta dalle iniziative e dallo scopo del consultorio, pronta a schierarsi con i più deboli in nome dell’ informazione semplice e accessibile a tutti.

giovedì 9 novembre 2017

Il Matrimonio - fonti normative

Al Consultorio dei diritti MIF si parla di MATRIMONIO. In un'ottica multidisciplinare verrà affrontato l'argomento in diversi capitoli per offrire un inquadramento generale e dare maggiore chiarezza agli aspetti trattati e rendere più comprensibile le differenze che sussistono tra gli stessi.
Il primo capitolo sarà dedicato all’inquadramento normativo dell’istituto del matrimonio .
Il secondo avrà per oggetto le differenze tra il giudizio civile della separazione legale dei coniugi e del divorzio. Infine, l’ultimo capitolo sarà dedicato alle unioni civili recentemente riconosciute dal nostro LEGISLATORE .


IL MATRIMONIO -FONTI NORMATIVE

Ebbene, iniziamo la trattazione del matrimonio partendo dall'esame dell’ultima lettera che compone l’acronimo del nostro Consultorio “ M.I.F.” ossia la lettera F che sta per famiglia la quale si fonda sull'unione tra uomo e donna che si prestano reciproca assistenza morale, economica e spirituale (ossia l’affectio maritalis ).

Infatti, Il termine matrimonio nel linguaggio comune indica l'unione tra un uomo e una donna sancita davanti un ministro di culto (prete o pastore ) o un ufficiale di stato civile avente natura civile o religiosa. Adesso tale termine viene riferito anche ai matrimoni tra uomini omosessuali, ma di questo parleremo più avanti.

Secondo la definizione del diritto civile dobbiamo distinguere il matrimonio in matrimonio – atto e matrimonio - rapporto: con la prima, si intende il matrimonio-atto, ovvero il negozio giuridico con il quale un uomo e una donna dichiarano con le dovute formalità di volersi prendere reciprocamente per marito e moglie, formando così una famiglia (per es., quando si dice: il matrimonio tra Tizio e Caia è stato celebrato il tale giorno); con la seconda, si intende il matrimonio-rapporto, comprensivo di tutti gli effetti di natura sia personale che patrimoniale, che scaturisce dalla celebrazione del negozio matrimoniale (per es., quando si dice: il matrimonio tra Tizio e Caia dura da più di trent’anni).

Le fonti normative che regolano il predetto istituto sono:

- gli artt 29 e 31 della Costituzione . il primo dispone che “la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio e che quest’ultimo è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi” mentre il secondo statuisce che “la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose.”

- il titolo VI del libro I artt. 79-230 bis del codice civile, ampiamente novellato e modificato per armonizzarlo con la Costituzione (in particolare, con la l. n. 151/1975, che ha riformato il diritto di famiglia), regola il matrimonio in maniera dettagliata.

La convenzione matrimoniale è il contratto con il quale i coniugi stabiliscono un regime patrimoniale coniugale diverso dalla comunione legale, e cioè il regime di separazione dei beni o di comunione convenzionale.

È pacifico che le unioni coniugali nascono dalla libera volontà delle parti di voler convolare a nozze e quindi il matrimonio è a forma così detta libera.

Tuttavia, dobbiamo fare riferimento anche al “matrimonio forzato“ ovvero un matrimonio in cui una o entrambe le persone coinvolte, bambini o adulti, vengono fatte sposare senza tenere conto della loro volontà o, addirittura, contravvenendola apertamente. Tale pratica è presente soprattutto in quei paesi in cui non è sviluppata una cultura di rispetto per i diritti dell'individuo.

Alcune culture tradizionali praticano ancora il matrimonio per rapimento, una forma di matrimonio forzato in cui una donna che è rapita e stuprata da un uomo è poi considerata sua moglie. Oggi il matrimonio per rapimento è pratica corrente in paesi rurali e tradizionalisti, come il Kirghizistan. Alla fine del periodo sovietico pare il numero di rapimenti a scopo matrimonio sia salito in maniera esponenziale toccando anche le città.

Il dibattito ha preso avvio nel 2011, dopo che alcune donne sposate a forza si sono suicidate.

Nella nostra tradizione siciliana la "fuitina" ("piccola fuga") è un esempio di matrimonio per rapimento dove però si presume generalmente che rapitore e rapita siano complici per sfuggire all'opposizione della famiglia di lei all'unione in matrimonio. Essa consiste nella fuga dei futuri sposi per avere rapporti sessuali come tra marito e moglie: essendo in questo modo la donna "compromessa", la sua famiglia "dovrà" accettare il matrimonio come "riparatore".

Il matrimonio può essere celebrato secondo tre possibili riti.

Il rito canonico-civile, comunemente detto concordatario o religioso, (disciplinato dal concordato lateranense tra la Santa Sede e l’Italia dell’11 febbraio 1929, modificato dall'accordo del 18 febbraio 1984, ratificato con l. n. 121/1985), ha luogo secondo le norme del diritto canonico e davanti a ministro del medesimo culto; al matrimonio così celebrato sono riconosciuti anche gli effetti civili a condizione che l’atto relativo sia trascritto nei registri dello stato civile, previe pubblicazioni nella casa comunale. Subito dopo la celebrazione, il parroco o il suo delegato spiegherà ai contraenti gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli articoli del codice civile riguardanti i diritti e i doveri dei coniugi, e redigerà quindi, in doppio originale, l’atto di matrimonio, nel quale potranno essere inserite le dichiarazioni dei coniugi consentite secondo la legge civile. La trascrizione non potrà avere luogo qualora gli sposi non rispondano ai requisiti della legge civile circa l’età richiesta per la celebrazione o sussista un impedimento che la legge civile considera inderogabile, ma sarà ammessa quando, secondo la legge civile, l’azione di nullità o di annullamento non potrebbe essere più proposta. Il matrimonio produce gli effetti civili dal momento della celebrazione, anche se l’ufficiale dello stato civile, per qualsiasi ragione, abbia effettuato la trascrizione oltre il termine prescritto. Nel caso dei culti acattolici ammessi nello Stato, il rito del matrimonio è celebrato davanti a ministri autorizzati ed è regolato dalle disposizioni relative al matrimonio di rito civile, salvo quanto stabilito nella legge speciale concernente tale matrimonio (art. 83 c.c.). Il ministro celebrante compila l’atto di matrimonio e lo trasmette all’ufficiale dello stato civile per la trascrizione.

Il rito civile, infine, è celebrato davanti all’ufficiale dello stato civile, che, alla presenza di due testimoni, legge ai nubendi ( futuri sposi ) gli art. 143, 144 e 147 c.c., riceve da ciascuna delle parti personalmente, l’una dopo l’altra, la dichiarazione che esse si vogliono prendere rispettivamente per marito e moglie e di seguito dichiara che esse sono unite in matrimonio (art. 107 c.c.). L’atto di matrimonio deve essere compilato immediatamente dopo la celebrazione. La prova della celebrazione del matrimonio può essere data esclusivamente sulla base dell’atto di matrimonio, salvo il caso di distruzione o smarrimento dei registri dello stato civile; in questo caso la celebrazione del matrimonio può essere provata con ogni mezzo.

La distinzione delle forme di celebrazione del matrimonio sopra indicate assumono rilievo in sede giuridica ed in particolare nelle procedure c.d. di divorzio ( che verrà approfondito nel successivo capitolo) poichè nel caso del rito religioso o concordatario si parlerà di cessazione degli effetti civili del matrimonio invece nel caso di matrimonio civile avremo un giudizio di scioglimento del matrimonio.

Altro aspetto da considerare del rapporto coniugale è il Regime patrimoniale familiare.

Nello svolgimento della mia attività lavorativa molto spesso capita che i clienti pongono domande attinenti alla comunione legale e in particolare se i bene acquistati prima o dopo il matrimonio fanno parte della medesima-

Cerchiamo di fare ordine : il nostro ordinamento prevede un complesso di norme che regolano le spettanze ed i poteri dei coniugi in merito all’acquisto ed alla gestione dei loro beni. Tale normativa prevede i seguenti regimi patrimoniali che possono essere adottati:

Comunione legale dei beni (art. 159 c.c.) – Rappresenta il regime legale ordinario dei rapporti patrimoniali tra i coniugi, il quale – in mancanza di un loro diverso ed esplicito accordo – si stabilisce in via automatica all’atto della celebrazione del matrimonio.


Fanno parte della comunione: tutti i beni acquistati congiuntamente o separatamente dai coniugi durante il matrimonio (ed a costoro appartengono in parti uguali); i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione; i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non siano stati consumati; le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio; gli utili e gli incrementi di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio, ma gestite da entrambi.

Restano, invece, esclusi dalla comunione: i beni di cui ciascun coniuge era titolare già prima del matrimonio; i beni acquisiti da taluno dei coniugi per successione o donazione (tranne che siano stati in tali atti espressamente attribuiti alla comunione); i beni di uso strettamente personale; i beni che servono all’esercizio di una professione; i beni ottenuti a titolo di risarcimento danni; la pensione per la perdita totale o parziale della capacità lavorativa; i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento di beni personali o con il loro scambio, purché ciò sia espressamente dichiarato all’atto dell’acquisto.

La comunione si scioglie nei seguenti casi: per morte di uno dei coniugi; per dichiarazione di assenza o morte presunta di uno dei coniugi; per divorzio; per separazione personale; per annullamento del matrimonio; per fallimento di uno dei coniugi; per separazione giudiziale dei beni; per accordo convenzionale tra i coniugi circa il mutamento del regime di comunione.

Comunione convenzionale (artt. 210-211 c.c.) – Si costituisce mediante un espresso accordo (o convenzione) tra i coniugi, tramite il quale essi stabiliscono un regime patrimoniale teso a disciplinare in modo diverso l’ordinario regime di comunione legale. In particolare, con tale convenzione possono rientrare in comunione: i beni acquisiti primi del matrimonio; i beni ricevuti per donazione o successione; i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento di beni personali. Tale regime necessita di essere sancito mediante atto pubblico.

Separazione legale dei beni (art. 215 c.c.) – Si costituisce anch’essa tramite espresso accordo tra i coniugi, tramite il quale ciascuno conserva la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio. Nulla vieta che essi possano, tuttavia, acquistare taluni beni in comunione. Tale regime di separazione può essere dichiarato al momento della celebrazione del matrimonio e annotato a margine dell’atto di matrimonio stesso, oppure stipulato successivamente mediante atto pubblico, parimenti da annotare a margine dell’atto di matrimonio.

Fondo patrimoniale (artt. 167-177 c.c.) – È formato da un complesso di beni immobili, beni mobili registrati o anche titoli di credito finalizzato a soddisfare esclusivamente i bisogni della famiglia. Tale vincolo di destinazione comporta una specifica disciplina in materia di amministrazione ed alienazione dei beni di cui il fondo è composto. Si costituisce con atto pubblico su accordo di entrambi i coniugi o per volontà di uno solo di essi, ovvero per volontà di un terzo, anche per testamento. La destinazione del fondo termina a seguito della dichiarazione giudiziale di annullamento o nullità del matrimonio o del divorzio coniugale.


e) Modificazioni dello stato coniugale

Sebbene il matrimonio civile sia finalizzato a costituire un consorzio di vita coniugale essenzialmente stabile e duraturo, tuttavia i suoi effetti possono subire successive modificazioni in sede giudiziaria (ad esclusione di quelli riguardanti i figli minori o comunque non autosufficienti), qualora intervenga domanda di separazione personale e/o di divorzio ad esclusiva iniziativa di entrambi i coniugi o di taluno di essi, ovvero domanda di nullità o annullamento per motivi di invalidità assoluta o relativa, ad iniziativa di chi sia legittimato all’azione nei casi contemplati dalla legge e nel rispetto dei termini rispettivamente stabiliti.

Per l’esame di questi singoli istituti si rinvia ai rispettivi capitoli come anticipato in premessa (cfr. Separazione – Divorzio –) .

Concludo la trattazione di questo capitolo con questa citazione

Allora Almitra di nuovo parlò e disse: Che cos’è il Matrimonio, maestro?
E lui rispose dicendo:
Voi siete nati insieme e insieme starete per sempre.
Sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
E insieme nella silenziosa memoria di dio.
Ma vi sia spazio nella vostra unione,
E tra voi danzino i venti dei cieli.
Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini;
Le colonne del tempio si ergono distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro
(KAHLIL GIBRAN)
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DANIELA SPINNATO - Avvocato penalista e civilista del Foro di Palermo, ha studiato presso l'Università degli studi di Palermo ed ha conseguito un corso di specializzazione in Diritto Penale e Processuale di Impresa presslo l'Università LUMSA di Palermo.
Ha per anni prestato la sua attività professionale presso lo Sportello Giuridico della Caritas Diocesiana occupandosi del Settore Penale ed in particolare del diritto all'immigrazione. Attualmente ha anche assunto incarichi professionali rappresentando Enti Pubblici in processi di una certa entità. Una donna determinata che "si è fatta da sola" facendosi largo nell'ambito professionale senza scendere a compromessi, che ama viaggiare per saziare il desiderio di conoscere posti nuovi. Ascolta tanta musica, pratica sport e le piace dedicarsi alla lettura. Una persona che crede fermamente in determinati valori quali:" ONESTA', FIDUCIA, FAMIGLIA".

lunedì 6 novembre 2017

La sindrome fibromialgica: aspetti normativi

La sindrome fibromialgica è una patologia insidiosa in quanto difficile da riconoscere. Infatti, la fibromialgia si caratterizzata da un dolore muscolo-scheletrico, i sintomi con cui si manifesta, presentano analogie con altre patologie (emicranie, mal di schiena, ecc. ), che vengono valutate dal medico curante come manifestazioni di singole patologie e non come unica.

La sindrome fibriomialgica impedisce alle persone che ne sono affette di svolgere una vita normale con notevoli e gravi ripercussioni anche nella quotidianità, comportando una certa riduzione della capacità lavorativa.

Occorre premettere che, in Italia i soggetti che sono affetti da minorazioni congenite o acquisite, anche a carattere progressivo che abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiori a 1/3 e, se minore degli anni 18 che abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età (art. 2, L. n.118/71).

In Italia, il riconoscimento dello status di soggetto invalido non è automatico, ma l'interessato deve inviare per via telematica una apposita richiesta all'INPS, che provvederà ad indicare una data per la convocazione a visita dell'istante dinanzi ad un delle commissioni mediche nominate e presenti sul territorio.


Successivamente, il richiedente lo status di invalido civile si dovrà presentare dinanzi alla Commissione Medica presso l'ASL di riferimento, alla presenza di un medico dell'INPS e, all'esito della visita, la commissione redigerà un verbale, che potrà essere positivo (in caso di accoglimento della domanda) o negativo (in casi di rigetto).

Il predetto verbale verrà comunicato al soggetto interessato che potrà, nel termine perentorio di 180 giorni presentare ricorso dinnanzi all'Autorità Giudiziaria competente, richiedendo un accertamento tecnico preventivo (A.T.P.) ex art. 445 bis c.p.c.

I malati di fibromialgia, nel nostro Paese non ricevono la giusta tutela in ambito previdenziale, con evidenti limitazioni sull'accesso alle cure o ad eventuali benefici di tipo economico, sebbene a sindrome fibromialgica sia stata riconosciuta dalla Organizzazione Mondiale della Sanità già nel 1992.

In molti paesi della Unione Europea la fibromialgia, a differenza dell'Italia, è stata già riconosciuta quale patologia invalidante, permettendo ai soggetti che ne sono affetti di accedere a cure sanitarie e ad eventuali benefici di tipo economico.

Decisivo è l'iniziativa del Parlamento Europeo, che nel 2008 (dichiarazione 69/2008) ha riconosciuto la fibromialgia come malattia estremamente invalidante.

Di certo, si assiste a una ingiustificata ed illegittima differenza di trattamento tra cittadini europei in quanto in Italia i malati di fibromialgia non godono degli stessi diritti, delle cure ed assistenze degli altri cittadini europei.

Un possibile riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante potrebbe determinare tra i malati l'accesso al beneficio pensionistico determinato con l'accertamento dell'invalidità.


Riconoscere in modo ufficiale la condizione di invalido civile alla persona affetta da sisdrome fibriamolgica significherebbe godere dei benefici economici (pensioni, indennità ) e/o fiscali (permessi ex L. n. 104/92, assistenza sanitaria, agevolazioni fiscali, inserimento nelle liste delle categorie protette per il collocamento obbligatorio).

Purtroppo, in Italia, poiché la fibromialgia non è riconosciuta nell'elenco delle malattie invalidanti, nessun riconoscimento dei predetti benefici potrà essere riconosciuto al richiedete in sede di commissione medica.

Paradossalmente, la Commissione medica interpellata a decidere dello status di invalido civile potrebbe in presenza della Sindrome fibromalgica, attribuire al richiedente una determinata percentuale di invalidità valutando sole le singole manifestazioni della patologia (emicranie ed .ecc) e non valutandole come una patologia unica, appunto una sindrome.

Di recente, il Tribunale di Termini Imerese, Sez. Lav. E Prev., seguito di un ricorso ex art. 445 bis c.p.c. ha riconosciuto la fibromialgia quale malattia invalidante, giusto decreto di omologa del 25.05.2017 n.1116/2016).

Nel caso di specie un donna, affetta da fibromialgia, a causa dei dolori sofferti non poteva svolgere la propria attività di artigiano e, pertanto, l'Autorità Giudiziaria ha riconosciuto una riduzione della capacità lavorativa.

Il riconoscimento ottenuto dinnanzi al Tribunale di Termini Imerese risulta alquanto importante e potrebbe fungere da precedente in ulteriori azioni giudiziarie di riconoscimento della malattia ai fini dell'invalidità.

Purtroppo, tutte le iniziative legislative in merito al riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante sono rimaste priva di riscontro, basti pensare che nel nostro Paese la commissione Sanità del Senato ha portato l'esame del ddl n.1323/14 avente ad oggetto il riconoscimento della fibromialgia quale malattia invalidante, ma senza alcun riscontro positivo!.

Per il Consiglio Superiore della Sanità la fibromialgia è una patologia cronica, invalidante in alcuni casi e non necessariamente permanente e, pertanto, non può essere inserita nell'elenco delle malattie croniche di cui al D.L 329/99.

L'Italia, mancando di provvedere ad una tutela nei confronti delle persone che soffrono di fibromialgia, palesemente agisce in contrasto dell'artt. 3 e 32 della Costituzione, nonchè dell'indirizzo comunitario.

Bisogna incoraggiare anche le singole realtà regionali a richiedere al governo di agire in un fronte comune seguendo l'indirizzo comunitario per un facile accesso dei soggetti affetti da tal patologia ai necessari benefici economici e sanitari.



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GIOVANNA ZIZZO -  Avvocato penalista e civilista iscritto al foro di Palermo, dopo il conseguimento della laurea ha conseguito il diploma presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali G. Scaduto.  Ha prestato la propria attività in favore di privati, di Enti Pubblici e come consulente di imprese, non trascurando le problematiche sociali e, soprattutto, i minori. Ha sempre lavorato con schiettezza e rispetto per il prossimo, ritiene che la professione legale debba essere esercitata avvicinando i cittadini alla legalità e alla giustizia. Pronta a collaborare con altre figure professionali per una crescita personale. Ama la lettura e viaggiare, convinta che cultura e conoscenza, oltre alla consapevolezza che il mondo muta nei suoi equilibri, siano la chiave del dialogo.

Una Siciliana in Colombia: un viaggio alla scoperta di un popolo che sta rinascendo. Quinta puntata

Quinta puntata (per le puntate precedenti clicca qui) del reportage della nostra volontaria LORY STRANO che sta raccontando la sua esperienza di siciliana in Colombia, un paese che sta vivendo un periodo di forti cambiamenti sociali ed economici a seguito dell'accordo firmato Il 24 novembre 2016 fra il governo colombiano e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), una formazione di stampo marxista attiva da più di cinquant’anni che ha messo fine, grazie anche alla determinazione del presidente Colombiano Juan Manuel Santos, ad un lunghissimo conflitto armato che ha provocato quasi 220 mila morti, migliaia di desaparecidos e  sfollati per un totale di otto milioni di vittime. 

Il mio corpo assorbiva stanchezza e frustrazioni. Stroncata dal caldo, dalla mancanza di acqua, bevevo la pioggia, mi adeguavo a tutto e non smettevo di andare. Prezzi da contrattare, autobus di fortuna, taxi illegali da condividere con i locali. Non era mica un viaggio alla ricerca di sè, non c’era niente di egoista, volevo solo addentrarmi nelle storie di questa gente dalle mille sorprese e - come loro dicevano spesso – portarle al mondo affinchè conosca chi sono i montemariani.

Ad un certo punto sentii che la storia degli altri cominciava ad essere un po’ mia e che la mia storia, una siciliana con tutti i sogni ancora in volo, pezzi di un puzzle da riordinare, che si avventura li dove nessuno consiglia, si faceva interessante. Annotai tutto ciò che potevo per restituire la cronaca di quel viaggio.


Strade di LOS MONTES
Ricordo il giorno in cui decisi di avventurarmi tra i villaggi de Los Montes de Maria. Era un pomeriggio ventoso di gennaio, di quel vento caraibico che gonfia il mare ma che non ti raffredda. In quel momento i caraibi si riempiono di turisti ma i pescatori per via delle grandi onde non pescano molto. Bisogna attendere che la brezza si calmi. Io sentivo che questa brezza voleva dirmi qualcosa, dovevo andare con lei e non aver paura. La mia barca salpò.

Partii da Cartagena un sabato mattina caldissimo, le gambe andavano sole guidate dall’emozione. La missione era catturare tutte quelle immagini che riflettevano l’altra faccia di una zona segnata dalla sofferenza e dall’abbandono. Volevo parlare con artisti, scrittori, talenti nascosti, annotare storie di resistenza e buone pratiche.

Il cantante Manuel
Prima tappa San Juan, monto sul bus dopo aver contrattato il prezzo, accanto lo zaino più grande di me che tutti guardano con curiosità, in testa rigirano le domande da porre agli artisti che incontrerò per far si che esca fuori l’altra faccia de Los Montes. Vengo accolta in una casa umile in una strada solitaria che dà sulla grande strada che attraversa la regione affollata di camion. Ascolto la voce di Manuel, giovane cantante, vibra della rabbia di non aver potuto vivere grazie al talento, si emoziona nel continuare a cantare e decantare il dolore e la speranza. “Ci sono uccellini che ancora cantano” ripete nelle sue canzoni dal sapore malinconico che lasciano intuire il potenziale dell’arte come mezzo di memoria, risanamento e condivisione.

La madre, anche lei cantante, mi racconta che per una serie di processi che aveva iniziato nelle zone rurali, insegnando musica ai ragazzi, era stata minacciata e dovette lasciare tutto. Si rifugio a Bogotà con i figli, vivendo di musica in strada. Dopo la fine del conflitto tornarono a San Juan, cercando di tirare avanti anche se qui non hanno più nulla, solo una casa di legno e la loro voce.

Amache di San Jacinto
Con quella musica in testa lasciavo il villaggetto alla volta di San Jacinto. La strada è breve, basta solo prendere uno dei mini van che viaggiano veloci e che si fermano con un cenno della mano. Gli angoli della carreggiata cominciano a riempirsi di artigianato. La zona è famosa infatti per la sua produzione di amache, borse, vari oggetti tutti tessuti a mano. In questo momento sono accompagnata da un amico che mi accoglie in casa dei nonni per la notte. Io preparo loro una pasta con ciò che trovo e loro mi raccontano le loro vite da contadini. La vita scorreva nel campo finchè con l’arrivo di guerrilleros e paramilitari, persero le loro terre e anche il marito della figlia che si oppose al divieto di coltivare e seguire con una vita normale.

I soldi quasi non bastano e l’età che avanza richiede l’assistenza della figlia che trovo ad aiutarli. Al mattino ci svegliamo tutti presto e mentre facciamo colazione con name() e formaggio la piccola nipotina va con i bidoncini vuoti verso la strada dove intanto si è fermato il camion dell’acqua. In quella zona infatti non c’è acquedotto e l’acqua bisogna comprarla ogni giorno. Per la bambina è una routine, normale che un diritto venga trasformato in questo gioco mattutino. È felice di avermi lì e mi chiede aiuto con l’inglese.
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LORENZA STRANO - Appassionata di giornalismo e viaggi, instancabile volontaria per diverse associazioni e organizzazioni locali e internazionali, Lory Strano si è lanciata dopo la triennale in comunicazione nel mondo della cooperazione internazionale. Nel 2016, anno di conseguimento della laurea magistrale in Cooperazione e Sviluppo, è passata dal lavorare per una Ong ambientalista in Spagna a fare la ricercatrice per una università in Sud America. L’ultima tappa è stata la Colombia,  da dove racconta l’esperienza di una siciliana alle prese col mondo dei diritti umani in un paese lacerato dal conflitto e con tutte le carte in regole per fare la storia con il processo di pace. 

domenica 29 ottobre 2017

Storie di persone, storie di diritti: storie che hanno fatto la storia

Parte oggi, un ciclo di videointerviste in cui alcune personalità, che, nella città di Palermo, si sono distinte per aver sostenuto e portato avanti i diritti dei più deboli, si racconteranno davanti alle telecamere del Consultorio dei diritti MIF.

Una chiaccherata informale e accogliente dove poter conoscere in maniera più approfondita la persona intervistata, conoscendo aspetti del proprio percorso di vita che, nei contesti pubblici di tutti giorni difficilmente vengono fuori.

Si parte con la storia di AGNESE CIULLA, già Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Palermo nella appena conclusa legislatura 2011/2017. Agnese in questi 5 anni si è distinta per aver gestito in prima persona l'emergenza sbarchi a Palermo, prendendo la tutela di oltre 500 minori stranieri non accompagnati.

Agnese in questa lunga intervista racconta la nascita del suo impegno per i diritti dei minori, partito dall'esperienza nell'associazione di volontariato ARCIRAGAZZI, dove ha ricoperto anche ruoli di dirigenza,  proseguito poi con una lunga esperienza nel mondo dell'Impresa sociale, come presidente della COOPERATIVA ARGONAUTI. Tanto spazio infine all'esperienza di Agnese come Assessore alle politiche sociali e come tutrice di oltre 500 minori stranieri non accompagnati,

Intervista a cura di Lory Strano

martedì 17 ottobre 2017

Al via le nuove classi di BIOENERGETICA

“Por mente al corpo: ecco uno dei cardini della bioenergetica: solo così possiamo capire chi siamo – cioè conoscere la nostra stessa mente. In connessione con il corpo la mente funziona come organo percettivo e riflessivo, che sente e definisce gli umori, i sentimenti, i desideri del soggetto. Conoscere davvero la propria mente significa sapere quello che si vuole e quello che si sente. ”[I].

L’analisi bioenergetica, o bioenergetica, è un approccio terapeutico definito a mediazione corporea in quanto pone l’accento sull'interazione mente e corpo per promuovere nella persona l’integrazione consapevole dei due aspetti, affinché l’individuo possa sentire le aree corporee sottoposte a tensione muscolare, comprendere e liberare gli stati emotivi e rendere più profonda la consapevolezza di sé.

Nasce con Alexander Lowen che, dopo una terapia con William Reich, decide di fondare il proprio approccio terapeutico partendo da quello reichiano.

Lowen ricompone in’una sola identità funzionale mente e corpo. Portare l’attenzione al corpo vuol dire sapere che “ciò che accade nella mente deve avvenire anche nel corpo”[II].

A volte si crede di avere superato una brutta esperienza perché si è metabolizzata cognitivamente. Verbalmente sembra sia tutto a posto, le razionalizzazioni calmierano l’ansia e l’esistenza ritorna a scorrere come se nulla fosse accaduto.


E il corpo?

Cosa è successo nel corpo?

Qual è la memoria di quell’esperienza negativa nel corpo?


In risposta a questi interrogativi Lowen, nel considerare l’unità funzionale mente/corpo, osserva come l’individuo organizza i propri comportamenti nel mondo ma anche come organizza il proprio corpo nel mondo in risposta all'ambiente esterno che a volte può provocare dei blocchi energetici a livello corporeo. Sbloccare l’energia intrappolata nel corpo e lasciandola fluire in modo più libero ne consegue un senso più grande di vitalità che accresce la capacità di sentire piacere, la motilità ed il benessere ad un livello sia muscolare che emozionale. Pertanto, secondo Lowen, un lavoro efficace con la persona potrà essere strutturato in ambito terapeutico, attraverso un intervento di tipo psico - corporeo esplicabile attraverso una psicoterapia che preveda anche momenti di attivazione corporea, e, nell'ambito della promozione del benessere e della prevenzione della salute, attraverso le classi di esercizi che possono essere condotte da conduttori di classi adeguatamente formati. 



Le classi di bioenergetica propongono esercizi di percezione corporea e di espressione emotiva che consentono di sciogliere le tensioni muscolari favorendo una maggiore elasticità e mobilità del corpo e, di conseguenza, di percepire una maggiore presenza corporea.


Attraverso la pratica regolare delle classi di esercizi bioenergetici è possibile aumentare il livello di energia corporea percepita, entrare in contatto con il respiro, con il movimento e con il sentire corporeo e avere un maggiore contatto e padronanza di sè.

La classe di esercizi è strutturata in fasi che si susseguono in un percorso circolare. Si inizia dalla posizione “in piedi” e si ritorna “sui propri piedi” attraverso un processo che favorisce il contatto con la propria dimensione corporea. Gli esercizi attenzionano respirazione ed espressione verbale per dare maggiore forza e vigore al movimento corporeo. Inoltre l'uso della voce aiuta ad avere una respirazione più spontanea e profonda.

La classe di esercizi bioenergetici è considerata uno strumento di promozione del benessere e prevenzione della salute secondo il concetto di salute formulato nel 1948 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: "La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità".

Pertanto, le classi di esercizi rispondono pienamente alle indicazioni dell’OMS in quanto favoriscono uno stato di benessere dell’individuo considerato nella sua interezza mente - corpo. Inoltre Le classi possono essere proposte in qualsiasi contesto (scolastico, lavorativo, aziendale) e possono essere rivolte a persone di qualsiasi fascia di età.

“La bioenergetica è la via vibrante alla salute e la via alla salute vibrante. Per salute vibrante non intendiamo semplicemente l’assenza di malattie ma lo stato in cui si è pienamente vivi. Vivi in modo vibrante”[III].


Il Grounding


“Un altro caposaldo della classe di esercizi è il cosiddetto Grounding letteralmente viene tradotto con "radicamento", ovvero il contatto tra i piedi e la terra. Un individuo grounded ha i piedi per terra, è identificato con il proprio corpo, ha le gambe solide e cariche di energia, il busto rilassato, il respiro aperto, ed è presente a dove e a come sta. Qualsiasi movimento che viene proposto nella classe affonda le sue radici nel grounding. “[IV].

Grounding, letteralmente messa a terra, è un termine che indica in bioenergetica l’avere i piedi per terra in senso letterale e in senso simbolico. Infatti, essere radicati, essere grounded consente all’individuo di essere in contatto, fisicamente ed emotivamente, con la propria realtà: cioè con le sensazioni del corpo e con l'ambiente con cui entra in relazione.


Essere “radicati”, avere buone radici, quindi un buon appoggio sui propri piedi, consente all’individuo di sapere dove si trova, di fare scelte consapevoli, di essere in contatto con il proprio sentire. Fondamentalmente consente di esserci, di essere presenti nel proprio “qui ed ora”.

“Lavorare sui piedi significa mettere la spina dentro la terra, il corpo si carica, si illumina.”[V]

“Il tempo e l’energia che investite nel vostro corpo è il miglior investimento che possiate fare. State, in realtà, investendo in voi stessi perchè voi siete il vostro corpo.” Alexander Lowen

Le classi si tengono il martedì da DuDi, Via Quintino Sella 71, Palermo, dalle 18.45 alle 20. E’ sempre possibile fare una lezione di prova. Info al +39 3283352671


[I] Lowen A. Bioenergetica, Feltrinelli,1983/2004, p. 53
[II] Lowen A.,Arrendersi al corpo, Astrolabio 1984, Prefazione
[III] Lowen A. e Lowen L Espansione e integrazione nel corpo, Astrolabio, 1979, p.17
[IV] Simeone Laura, in Il counseling a mediazione corporea, Franco Angeli, 2011[V] Lowen A. https://www.youtube.com/watch?v=5kraZxJXt6g, La Siab incontra Alexander Lowen, 27/28 maggio 20012 Connecticut
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ALESSANDRA PATTI - Counselor Relazionale Professionale (dal 2003) ed a Mediazione Corporea (dal 2016), Sociologo clinico. E’ Segretario Nazionale di ANCoRe (Associazione Nazionale Counselor Relazionali) cui è anche iscritta dal 2004 con il n.49. Inoltre è Vicepresidente di E.Co. Esperienza Counseling Onlus, Associazione che a Palermo promuove e opera attraverso il Counseling quale attività di facilitazione delle dinamiche comunicativo relazionali interpersonali, e di sviluppo dell’individuo. Dal 2015 ha conseguito il titolo di Conduttrice di Gruppi di Parola per figli di genitori separati a seguito di una formazione di durata annuale effettuata con Marie Simon. Dal 2016 è Conduttrice di classi di esercizi in Bioenergetica, formata e iscritta presso Società Italiana di Analisi Bioenergetica (Siab) di Roma.

giovedì 5 ottobre 2017

Il Counseling...questo sconosciuto

- SEI PSICOLOGA?
- NO, COUNSELOR. 


Più volte sono stata protagonista di questo dialogo: quando entravo nelle classi per fare dei laboratori e alcuni ragazzi con un sospiro di sollievo rispondevano “Meno male”, liberati dal prefisso ‘psico’ per loro quasi minaccioso e i professori annuivano fingendo di aver capito; altri utenti alla mia affermazione facevano una smorfia di perplessità, ma tutti alla fine, dicevano “Ma… cos’è??”.

Normale... il counseling è una professione che, nonostante esista da un secolo, solo negli ultimi trent’anni ha cercato di farsi strada timidamente in Italia e spesso viene confusa da chi opera in settori simili. Il counselor è un professionista, operatore del benessere, disciplinato in Italia dalla Legge n.4 del 14 Gennaio 2013. È colui che crea uno spazio di ascolto alla persona e la aiuta a portare alla luce le sue risorse nascoste o ancora sconosciute. 

Come? Il primo strumento, di per sé molto potente nella sua semplicità, è appunto l’ascolto. 


Chi fa counseling è una persona formata per ascoltare (ascoltare attivamente), un professionista che ha lavorato su di sé affinando un suo talento e rendendolo veramente efficace per gli altri. L’utente, nell'incontro, percepisce un’accettazione incondizionata da parte del counselor, senza nessuna indagine o analisi. Ciò permette il fiorire di un senso di benessere: consente ad alcune sensazioni “annodate” di sciogliersi, alle emozioni spesso “inghiottite” di fluire prendendo lo spazio che spetta loro, trovando dall'altro lato un professionista ad accoglierle nel giusto modo e capace di aiutare a riconoscerle.

Il counselor, infatti, rimanda all’utente ciò che egli stesso porta; “riflette” come uno specchio, e questo restituisce benessere e sollievo alla persona. Questa, ascoltata, ascolta se stessa, prende maggiore confidenza con sé, in un rapporto che si costruisce nell’autenticità. 

Nel counseling, poi, ci sono altri strumenti utili a permettere di fare maggiore chiarezza, acquisire il possesso delle proprie risorse e poterne fare uso; strumenti che consentono l’espressione, la consapevolezza e l’azione in incontri singoli, di gruppo o laboratori creativi.

A questo punto, rimangono ancora dei margini di confusione con il mestiere dello psicologo: in cosa sta esattamente la differenza? Per la legge italiana la professione di psicologo “comprende l'uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità.” Una differenza importante, quindi, che dà il giusto limite alle due professioni.

A queste aggiungo due righe a proposito delle figure dello psicoterapeuta e dello psichiatra. Il primo è uno psicologo che ha scelto di continuare la sua formazione con una specializzazione e con un costante lavoro su se stesso, al fine di “rieducare” la personalità del paziente; lo psichiatra è un medico specializzato che, in caso di patologia psichiatrica, può prescrivere una cura farmacologica. Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra, quindi, in modi diversi e in tempi più dilatati, lavorano con la psiche e tutto ciò che essa comprende (anche la psicopatologia); il counselor lavora, in non più di 10 incontri, con le sensazioni ed emozioni del qui ed ora per attivare un potenziamento di alcune risorse della persona.

In conclusione, quindi, perché fare un percorso di counseling? Per trovare un contenitore protetto dove esprimersi, per rafforzare aspetti avvertiti come deboli dentro di sé, per trovare empatia, per cominciare a riconoscere se stessi e sentire i propri bisogni, e sì, anche per prendere coscienza del bisogno di andare più in profondità con un percorso che passi dallo psicologo o dallo psicoterapeuta.

Anche hai bisogno di qualcuno che ti ascolti? che possa introdurre percorsi di crescita personale per uscire da situazioni che in questo momento ti soffocano? non sai a chi rivolgerti?

Forse non lo sai ma a Palermo esiste il Consultorio dei diritti M.I.F, un'equipe di professionisti (educatori, mediatori familiari, pedagogisti, psicologi, counselor, naturopati, farmacisti) che possono fornirti consulenza gratuita di base e un orientamento qualificato in caso di situazioni di forte disagio, nella vita quotidiana, in famiglia, al lavoro. Puoi subito segnalare una problematica attraverso un apposito form online (clicca qui) , e, tutti i giovedì, potrai venirci a trovare tutti i giovedì dalle 15,30 alle 18,30 presso la sede del Garante dell'Infanzia, in via Catania 146 a Palermo.

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FEDERICA MARCIANTI - Sperimentatrice di se stessa, ha sempre cercato di variare le esperienze durante il suo percorso, mantenendo, però, un unico comune denominatore: il desiderio di conoscere, dentro e fuori dall'Italia, per integrare, di volta in volta, tutti i tasselli nella sua crescita personale e professionale. Specializzata in Filologia moderna, durante l’università ha deciso di ripristinare una sua antica passione: le relazioni d'aiuto.

E' diventata infatti Professional Counselor di Gestalt integrata presso la scuola SiPGI di Trapani. Durante la sua formazione ha lavorato con gli adolescenti in sportelli di ascolto e laboratori in classe, e in percorsi di counseling da lei creati per persone affette da fibromialgia. Crede che la consapevolezza di sé è una delle cose più difficili, ma più importanti da raggiungere nella vita e può essere fatto solo percorrendo la strada dell’empatia e di un’affettività più sana.